La Toscana nel periodo napoleonico

 

La Toscana entra nella storia delle guerre della Rivoluzione e dell’Impero con il 1799, quando viene occupata dai Francesi e iniziano le rivolte del Viva Maria. È il periodo delle insorgenze antifrancesi anche in altre parti d’Italia: Pasque Veronesi (1797), Lazzaroni e Sanfedisti (1799).
Nel 1800 la Toscana è nuovamente occupata e, nel 1801, trasformata nel Regno d’Etruria, affidato ai Borbone-Parma. Con il Regno d’Etruria la Toscana torna periferica come lo era stata nel sei-settecento, un po’ ai margini della Storia d’Europa.
Il Regno d’Etruria fu costituito, al posto del Granducato di Toscana, da Napoleone Bonaparte, che in seguito ai trattati di Lunéville (9 febbraio 1801) con gli alleati della seconda coalizione (Austria Inghilterra  e Russia)  e di Aranjuez (21 marzo 1801) con la Spagna, designò re d’Etruria Ludovico I di Borbone, come compensazione per la rinuncia al Ducato di Parma e Piacenza, che invece fu annesso alla Francia. Regno d’Etruria che durò pochi anni sotto la reggenza di Maria Luisa di Borbone Parma.
Nel 1806, dopo aver rinunciato all’invasione dell’Inghilterra, Napoleone decreta il Blocco Continentale. Il Portogallo, storico alleato dell’Inghilterra, si rifiuta di rispettare questo blocco e Napoleone decide di attaccarlo. Per questa situazione è necessario portare delle truppe terrestri fino in Portogallo. Pertanto il 29 ottobre 1807, Manuel Godoy, allora primo ministro del re spagnolo Carlo IV, e Napoleone  firmano il trattato di Fontainebleau, che autorizza il passaggio delle truppe francesi nel territorio spagnolo al fine di invadere il Portogallo.
Con il trattato di Fontainebleau si era inoltre  stabilito di dividere quel regno (la famiglia reale, la Corte e parecchi nobili erano già fuggiti con i tesori e la flotta del Portogallo) in tre parti, di dare la meridionale ad Manuel Godoy, principe della Pace, la centrale con Lisbona all’impero francese e di assegnare la settentrionale alla Regina d’Etruria come compenso della perdita della Toscana che doveva Passare a Napoleone.
O meglio alla sorella   Elisa Bonaparte  sposata Baciocchi, cui non bastava il trono di Lucca e ambiva al desiderio di sedersi su quello della Toscana e abitare a Firenze. Maria Luisa il 10 dicembre consegnò il regno al generale Reille e, accompagnata da parecchi cortigiani, prese la via di Bologna, portandosi dietro la salma del re Ludovico, suo marito.
Per un breve periodo la sorte della Toscana fu abbastanza incerta.
Il 16 dicembre Napoleone ricevette una deputazione toscana composta di nobili, banchieri e  i quali pregarono l’imperatore di lasciar la Toscana “Stato Autonomo” sotto un principe napoleonico. Napoleone rispose che l’avrebbe unita al Regno Italico, ma più tardi divise la regione in tre dipartimenti (dell’Arno, del Mediterraneo e dell’Ombrone) mettendola sotto un governatore francese (il 3 marzo del 1809). Eretta la Toscana in granducato, vi mandò come governatrice, con il titolo di granduchessa, la ambiziosa sorella Elisa.
Nel 1808, la Toscana viene direttamente annessa all’Impero. Non al Regno d’Italia napoleonico, ma direttamente all’Impero: diventa territorio metropolitano francese, e su di essa (e sui suoi cittadini) iniziano a valere tutte le leggi che Napoleone ha ereditato dalla Rivoluzione o ha creato nel corso degli anni: il codice civile, l’Editto di Saint Cloud che obbliga a costruire i cimiteri fuori città, e molte altre, ma soprattutto, la coscrizione obbligatoria. Dal 1808 al 1814, i giovani toscani sono sottoposti alla leva e inviati a servire nell’esercito francese.
Nel 1814 ritornano i Lorena, ma la Toscana ha ancora qualcosa da dire alla storia napoleonica d’Europa: per qualche mese l’Elba è teatro dell’esilio di Napoleone.
 
 
 
 
Francesco Di Leone
Leutenant des Fusiliers
113ème Régiment d’Infanterie de Ligne (en reconstitution)