Il soldato napoleonico (la leva, la vita quotidiana, la guerra)

 

In campagna: il vestiario e l’equipaggiamento

 

Ovviamente, nessuno si aspettava che il soldato in campagna si portasse tutto ciò che gli era stato fornito in caserma. Infatti, il Regolamento provvisorio per il servizio in campagna prevedeva che nello zaino il soldato trasporti solo:
  • 2 camicie
  • 1 paio di calzoni di tela o di culottes di tricot (quelle che il soldato non sta indossando)
  • 1 paio di ghette nere (il soldato ha indosso quelle grigie da campagna)
  • 1 paio di scarpe di ricambio
  • 1 pettine
  • 2 spazzole (per i panni e per le scarpe)
In più il Regolamento per il servizio in campagna ordina che a ogni soldato sia fornito un sacco di tela, alto più o meno quanto un uomo. Questo sacco aveva due usi «ufficiali» e uno meno ufficiale. Serviva innanzitutto per le distribuzioni, ovvero ogniqualvolta che, in accampamento, al soldato erano forniti pane, paglia, carne, legna ecc., di solito per più giorni (le distribuzioni avvenivano ovviamente con frequenza molto più irregolare e dilatata che in caserma, dove gran parte delle derrate si acquistavano fresche ogni giorno). In più, il soldato ci si infilava dentro per dormire; infine, le memorie del periodo ci informano di un terzo uso del sacco da distribuzione: quando i soldati erano in campo o in bivacco e avevano del tempo libero, uno dei loro passatempo preferiti era la corsa nei sacchi.
Un elemento che manca dall’elenco che abbiamo appena descritto, è il cappotto. Non sappiamo se sia una dimenticanza, probabilmente perché la versione originale del manuale risale al 1792, quando il cappotto non veniva fornito. Ciò di cui siamo certi è che, a partire dal 1807, il cappotto fu effettivamente distribuito, soprattutto alle truppe operanti in campagna e nei climi freddi, ma pian piano fu fornito a tutti.
Col passare del tempo (e il peggiorare della situazione dei rifornimenti) il cappotto anzi divenne l’abbigliamento standard della fanteria in campagna, con l’habit (quando era disponibile) tenuto nello zaino e indossato solo nelle occasioni più solenni, come battaglie, parate o riviste.
Oltre allo zaino e al suo contenuto, ricordiamo anche che i soldati portavano anche lo shako (spesso fornito di un apposito telino incerato per ripararlo dalla pioggia), il vestiario completo, la giberna con portabaionetta, e ovviamente il fucile. Il peso totale dell’equipaggiamento, secondo il Manuel d’Infanterie del colonnello Bardin, ammontava a circa 24 kg. A questo dobbiamo poi aggiungere gli elementi della batteria da cucina della squadra (pentola, gamella di squadra, bidon ecc.) che i soldati si dividevano tra loro a turno, e gli utensili da campo (scure, roncola ecc.).
Tre fattori principali contribuivano in pratica a rendere l’aspetto dei soldati diverso da quanto chiedeva il regolamento. Il primo fattore erano le forniture. Spesso, soprattutto negli ultimi anni dell’Impero, la sussistenza non riusciva a far fronte all’immenso numero di uomini che componevano le armate di Napoleone. Anche quando i rifornimenti c’erano, la situazione dei trasporti era precaria, le strade insicure (soprattutto in Spagna), e si preferiva dare la precedenza ai convogli che trasportavano munizioni, con il risultato che uniformi e scarpe restavano nei magazzini delle piazzeforti di confine.
Il secondo fattore era l’usura. La qualità dei prodotti era rimasta la stessa dal ‘700, se non era peggiorata (i fornitori dovevano equipaggiare eserciti molto più grandi). Ma nel ‘700 i soldati restavano in caserma tutto l’inverno, andavano in campagna solo dalla tarda primavera ai primi di autunno e marciavano al massimo 15-20 km al giorno, dormendo in tenda. Gli eserciti napoleonici marciavano 40 km al giorno tutto l’anno, e dormivano sotto le stelle. Ne consegue che l’usura degli equipaggiamenti era estremamente rapida, soprattutto delle scarpe. I soldati avevano ben poca scelta: o ritrovarsi progressivamente nudi, o appropriarsi di indumenti disponibili localmente, rubati ai civili. A volte, gli stessi battaglioni e reggimenti prendevano in carico la produzione di abiti con stoffa requisita localmente, per fornire a tutti i soldati un abbigliamento uniforme. Un caso tipico, menzionato in numerose memorie e illustrazioni, sono i celebri pantaloni marroni dei soldati napoleonici in Spagna, fatti con la stoffa dei sai francescani, che nella penisola iberica era disponibile in grandi quantità.
Il terzo fattore è qualcosa che forse è meno intuitivo, ma è ben presente nelle memorie del periodo. Spesso erano i soldati stessi a disfarsi di oggetti dell’equipaggiamento, ritenuti un peso inutile e abbandonati. Ricordiamo che i soldati erano ragazzi di vent’anni, non erano persone particolarmente previdenti, e dopo 40 km di marcia anche uno spillo diventa un peso intollerabile di cui disfarsi. È celebre un aneddoto raccontato da Bussy, che raffigura il 3° di linea svizzero, alla vigilia della campagna di Russia, il 20 giugno 1812. Il reggimento è schierato presso Elbing per la revue d’entrée en campagne, con indosso i pantaloni di tela. I soldati tirano fuori dallo zaino le culottes di lana, giudicate troppo pesanti e ingombranti, e le gettano a terra: a nulla valgono le rimostranze degli ufficiali che vorrebbero fargliele raccogliere. Il reggimento si avvia verso la Russia in calzoni di tela, e le culottes restano in Polonia. Chissà quanto avranno rimpianto quelle culottes, i ragazzi del 3° svizzero, quando a metà novembre cadde la prima neve.
Tutti questi fattori facevano sì che in breve tempo i rigori della campagna riducessero i soldati francesi a un aspetto molto simile a una banda di straccioni.
 
Francesco Di Leone
Leutenant des Fusiliers
113ème Régiment d’Infanterie de Ligne (en reconstitution)