Il soldato napoleonico (la leva, la vita quotidiana, la guerra)

 

In campagna: alloggio, igiene e pulizia

 

In campagna, in teoria, ogni reggimento era fornito di tende. Ogni tenda poteva ospitare fino a otto soldati. Il regolamento stabiliva con precisione come strutturare l’accampamento, con strade sufficientemente larghe e file di tende per compagnia e mezza compagnia, con in testa la linea dei fasci d’arme e dietro le tende degli ufficiali e delle vivandiere. Non mancarono casi in cui questo schema fu seguito, per esempio nel grande campo di Boulogne del 1804-05, ma nella maggior parte dei casi, la situazione era ben diversa.
La quantità di tende disponibili prima del 1792 era basata sulle necessità dell’esercito regio di prima della Rivoluzione. Con l’espansione dell’esercito in seguito alla levée en masse del 1793, le tende iniziarono a mancare, e non ebbero comunque mai un’alta priorità nella produzione. Le armate rivoluzionarie facevano normalmente campagna senza tende, cosa che fece emergere la possibilità, come abbiamo detto, di marciare molto più velocemente senza essere rallentati dai carriaggi. Napoleone istituzionalizzò questo modo di procedere e, praticamente, le campagne dell’Impero furono fatte tutte senza tende, dalle assolate sierras spagnole alle nevi della Russia.
Quali erano dunque le possibilità di alloggio aperte ai soldati napoleonici durante una campagna? Essenzialmente due. Se la tappa, o il luogo di sosta per qualche giorno, corrispondeva o era in prossimità di un villaggio, le truppe venivano alloggiate presso gli abitanti. Il quartiermastro del reggimento ripartiva gli uomini tra gli abitanti e redigeva dei biglietti d’alloggio (billets de logement) che autorizzavano i soldati a alloggiare presso i civili e stabilivano chi sarebbe alloggiato e dove. Gli abitanti erano tenuti a fornire ai soldati un letto o un pagliericcio ogni due uomini, una sedia ciascuno, l’uso delle stoviglie di casa per preparare i pasti (ma non il cibo) e posto al focolare. Quando i soldati marciavano nelle ricche pianure italiane o nelle zone più prospere della Germania, queste richieste erano solitamente soddisfatte; nella steppa russa o polacca o negli altopiani spagnoli, i radi villaggi erano estremamente poveri e i soldati dovevano ritenersi fortunati ad avere un tetto sopra la testa.
Il rapporto dei soldati con i civili era ambivalente. Da un lato, i soldati sapevano che dovevano rispettare i civili per continuare ad avere una buona accoglienza. Nella maggior parte dei casi i fanti erano giovani coscritti e condividevano con i contadini presso cui alloggiavano le stesse origini campagnole. Non mancarono infatti casi, ben documentati nelle memorie, in cui i poveri contadini, vedendo i soldati affamati e sconsolati, condivisero con loro il poco cibo disponibile, pur non essendo tenuti a farlo. In altre circostanze, la tentazione di appropriarsi di cibo e indumenti dei contadini era irresistibile (le scarpe erano uno dei beni più ricercati), e in caso di resistenza il ricorso alla violenza era frequente. In casi estremi, ci furono anche episodi di violenza sulle donne e omicidi. Gli ufficiali, dal canto loro, tendevano a tollerare gli episodi più lievi, ma le violenze erano solitamente punite in modo esemplare.
Se non era disponibile un villaggio, l’unica possibilità che restava ai soldati era bivaccare all’addiaccio. In questo caso, se c’era tempo, si costruivano dei ripari di fortuna con frasche e cespugli, per ripararsi dalla rugiada notturna, altrimenti ci si buttava semplicemente per terra e si accendeva un fuoco per cucinare e riscaldarsi. Il fuoco rimaneva acceso per tutta la notte, e i soldati ci sonnecchiavano intorno più che dormire. Le memorie riportano innumerevoli resoconti di queste notti sotto le stelle, con il davanti bruciato dal fuoco e la schiena congelata. I giovani coscritti di allora erano solo quelli con la tempra migliore, che erano sopravvissuti alle malattie che falcidiavano soprattutto in età infantile, per cui certamente non ritenevano eccezionali queste sistemazioni , che, tuttavia erano possibili solo nelle regioni in cui il clima lo permetteva, e significavano morte sicura nell’inverno polacco o russo.
In campagna ciò che lasciava più a desiderare era la situazione igienica. In teoria, le blanchisseuses seguivano l’esercito, e i soldati erano tenuti a cambiarsi comunque la camicia ogni settimana; ma spesso non c’era il tempo di farlo, e i soldati potevano andare avanti mesi senza lavarsi. Ai pidocchi, che erano diffusi anche in caserma, si univano allora le pulci, dalle punture molto più dolorose e soprattutto portatrici di malattie, come il tifo murino o la peste. Le memorie anche qui ci raccontano numerosi episodi di soldati che sfruttavano ogni sosta per spulciarsi, spesso con scarso successo.
Altri problemi sanitari dei bivacchi derivavano dal posizionamento delle latrine (anche per queste, i manuali davano indicazioni specifiche, ma non sempre c’era il tempo di seguirle, quando i soldati arrivavano alla tappa stanchi dopo una giornata di marcia) e dall’approvvigionamento d’acqua, che in mancanza di fonti vicine veniva attinta dai fiumi o peggio dai laghetti, con il rischio concreto di dissenteria. Sia il tifo che la dissenteria causati da queste condizioni erano solitamente letali.
 
 
Francesco Di Leone
Leutenant des Fusiliers
113ème Régiment d’Infanterie de Ligne (en reconstitution)