Il soldato napoleonico (la leva, la vita quotidiana, la guerra)

 

Il vestiario

Il materiale fornito all’arrivo al deposito era normalmente materiale vecchio ma ancora in buone condizioni, tenuto da parte apposta per abbigliare le reclute. Immediatamente dopo essere stati inseriti a ruolo, e in parallelo con l’inizio dell’addestramento, le reclute venivano prese in carico dal Capitaine d’Habillement, un ufficiale espressamente designato a sovrintendere alla produzione degli abiti e degli equipaggiamenti per i soldati.
Il Capitano portava la recluta presso l’atelier reggimentale, in cui i sarti lo misuravano e realizzavano per lui l’abbigliamento previsto dal regolamento. Per quanto possa apparire strano utilizzando i parametri odierni, secondo i quali l’abbigliamento su misura è  particolarmente costoso, all’epoca ogni capo era normalmente realizzato a mano e su misura.Certo, i sarti si «mettevano avanti con il lavoro» realizzando parzialmente gli abiti  in tre misure principali. Ma ogni abito era adattato e rifinito su misura per il singolo soldato. Ogni soldato riceveva:
  • L’Habit, la giacca principale dell’uniforme, di panno blu con i risvolti bianchi filettati di rosso;
  • La veste, un gilet a maniche lunghe da portare sotto l’habit, che era portato da solo (senza habit) per l’addestramento e le corvée;
  • Le culottes, i pantaloni corti sotto al ginocchio, aderenti sul davanti e larghi sul dietro, confezionati in lanetta leggera;
  • Lo shako, un alto cappello in feltro con corona e visiera in cuoio, placca d’ottone recante il numero del reggimento, pompon indicante la compagnia e cordoni;
  • Il cappotto, di panno beige o grigio.
Tutti questi indumenti erano a carico della Masse d’Habillement, un fondo erogato dal Ministero della Guerra sulla base della consistenza del reparto; ogni capo aveva una durata fissata per legge, e il Capitaine d’Habillement era incaricato di acquistare presso fornitori specializzati le stoffe necessarie e supervisionarne la confezione presso gli ateliers reggimentali, in modo che i capi fossero sostituiti alla loro scadenza; dopo una certa data (intorno al 1812-13) si iniziò anche a esternalizzare la confezione, con un sensibile peggioramento della qualità.
La confezione di questi capi avveniva in teoria seguendo i regolamenti esistenti, ma l’ultimo regolamento organico sull’uniforme risaliva al 1786, prima della Rivoluzione. Di conseguenza, anche se il taglio generale dei capi rimase lo stesso, i modelli subirono numerose variazioni, sia per il mutare della moda (innalzamento del punto vita, capi più attillati) sia per vere e proprie «variazioni reggimentali» dovute al gusto del colonnello, ed evidenti soprattutto nelle uniformi dei soldati «fuori rango», come gli zappatori o i musici.
Il soldato riceveva anche:
  • 2 camicie di tela (di lino o canapa), lunghe fino al ginocchio;
  • (a partire dal 1813) 2 paia di mutande, tagliate come le culottes ma di tela;
  • 1 collo rigido di crine nero, che serviva a fargli mantenere la testa dritta;
  • 1 paio di ghette di tela grigia, per le marce, gli addestramenti e le corvée;
  • 1 paio di ghette di lanetta nera per l’alta uniforme;
  • (in tempo di guerra) 1 sacco da distribuzione, usato sia per contenere materiale vario che veniva distribuito ai soldati (pane, carne, legna, paglia) sia per dormirci dentro in campagna;
  • 2 coccarde;
  • Un paio di scarpe di cuoio, sfoderate, con il fiore all’interno, e la suola chiodata, chiuse da un paio di fibbie di ottone;
  • In alcuni reparti, veniva anche fornito un collo di taglio uguale a quello di crine nero, ma di cotone bianco, da usare quando non in servizio armato (quindi, in libera uscita ma anche di corvée); e un paio di pantaloni di tela, da portare sopra alle culottes per non sporcarle, ma i pantaloni finivano poi per essere usati da soli, soprattutto in climi caldi come in Spagna.
Questa seconda parte del materiale veniva fornita alla recluta (come première mise, «prima montura») a spese della Masse d’Habillement, ma a differenza degli altri capi dell’uniforme, non veniva rinnovata a cadenza regolare, bensì doveva essere usata a consumazione, e poi sostituita a spese del soldato. A tale scopo il soldato subiva una trattenuta dalla paga, che andava a comporre la Masse de Linge et Chaussures (letteralmente, fondo di biancheria e calzature). Ogni mese, nella visite de linge et chaussures, il capitano comandante della compagnia verificava che il soldato fosse provvisto di tutto ciò che il regolamento prevedeva, e le mancanze erano annotate su un apposito registro. Il soldato ritirava poi i capi di cui aveva bisogno dai magazzini, e il costo di questi capi veniva addebitato al fondo dal soldato.
Tutti i capi di abbigliamento avevano stampigliato l’anno di produzione, la lettera della compagnia e il “numero di matricola del soldato” a cui erano assegnati, sia per riconoscerli, sia (in teoria) per garantire che fossero sostituiti una volta raggiunta la scadenza pattuita, anche se in campagna questo accadeva molto di rado. Ogni distribuzione di armamento e di equipaggiamento era doverosamente annotata dal furiere nel libretto del soldato.
 
Francesco Di Leone
Leutenant des Fusiliers
113ème Régiment d’Infanterie de Ligne (en reconstitution)