Il soldato napoleonico (la leva, la vita quotidiana, la guerra)
Passatempi e divertimenti
In base a quanto già detto sulla routine giornaliera e sull’alimentazione, viene da pensare che la vita del soldato francese, almeno in guarnigione, fosse molto monotona. Ma questo non significa che i soldati napoleonici non si sapessero divertire, e comunque, nella giornata del soldato il tempo libero non mancava.
Mancavano, eventualmente, i soldi da spendere, ma l’inventiva dei soldati suppliva anche a questo.
I divertimenti del soldato napoleonico erano analoghi a quelli di tutte le classi popolari del periodo: il fumo, l’alcool e le carte, con qualche strizzatina d’occhio al gentil sesso.
Il tabacco era assai diffuso tra i soldati, e praticamente tutti fumavano: oltre a essere un piacere, era anche utile per scaldarsi le mani durante le fredde guardie notturne. Il tabacco veniva acquistato presso le tabaccherie cittadine e fumato in semplici pipe di gesso. Le pipe di gesso erano le più economiche, trasmettevano bene il calore (permettendo quindi di scaldarsi le mani) e se si rompevano, se ne comprava un’altra con pochi centesimi. Le vivandières reggimentali avevano a disposizione tabacco che vendevano ai soldati a un prezzo più conveniente, anche se la qualità non era eccelsa.
L’alcool era la principale attrattiva delle serate dei giovani uomini europei, e i soldati napoleonici non facevano eccezione. Si beveva nelle taverne cittadine, solitamente vino, di qualità variabile (ma tendente al basso) o birra nelle regioni più settentrionali o in Germania. I regolamenti del periodo menzionano più volte gli ubriachi che rientrano in caserma dopo la chiusura delle porte: solitamente, il trattamento che gli viene riservato consisteva in una notte in cella di punizione.
Per i soldati che non avevano soldi da spendere (cosa abbastanza comune, come canta «Le Soldat Mécontent», una canzone di protesta del XVIII secolo: «Les caporaux s’en vont boire de la bière… et toi pauvre soldat va boire à la rivière») in alcune caserme c’erano le cantine reggimentali, gestite dalle cantinière (che poi avrebbero accompagnato i soldati in campagna). Qui si trovava vino più a buon mercato, anche se di qualità scadente.
Quello che non si trovava, nelle cantine reggimentali, erano le ragazze, che invece si incontravano in quantità nelle taverne cittadine. Se diamo retta ad alcune memorie del periodo, i soldati napoleonici erano degli inguaribili tombeur de femmes, e in ogni città da cui passavano si facevano qualche «amica». Ci permettiamo di dubitare di questa esuberanza, soprattutto nel caso di giovani coscritti, a maggior ragione quelli italiani, che non parlavano una parola della lingua del posto. Ci viene da pensare che la maggior parte di queste avventure fosse in realtà con quelle che all’epoca si chiamavano filles de joie, le prostitute. Alle ragazze era strettamente proibito entrare nelle caserme, e di conseguenza queste si accalcavano nelle taverne più vicine agli acquartieramenti militari, sperando di raccogliere qualche cliente.
Oltre a Bacco, tabacco e Venere, un altro vizio estremamente diffuso tra i soldati erano le carte. Qui, oltre alla cronica mancanza di denaro, c’era un altro problema da affrontare: l’azzardo, infatti, era assolutamente proibito, e le ronde vigilavano affinché nelle taverne non si praticasse nessun tipo di gioco che avesse poste in denaro. I soldati ovviarono al duplice problema con una geniale trovata, la drogue, un gioco abbastanza complesso (ce n’erano probabilmente tante varianti quante i reggimenti dell’Armée) e oscuro (abbiamo un solo manuale di regole, uscito negli anni ‘30 dell’800) ma con una caratteristica fondamentale: non si giocava a soldi, ma chi perdeva, era costretto a portare per un certo periodo una molletta per appendere, stretta sul naso.