Il soldato napoleonico (la leva, la vita quotidiana, la guerra)

 

L’organizzazione

 

Il soldato appena arrivato al reparto entrava a far parte di una squadra (Escouade). La squadra era la sua famiglia, formata da 15 (in teoria, in pratica normalmente una decina) ragazzi come lui, probabilmente provenienti dallo stesso background (in genere, contadini) anche se non necessariamente della stessa nazionalità. Il «capofamiglia» della squadra era il caporale: a lui spettava il compito di mantenere in ordine la squadra, vigilare sulla disciplina degli uomini e sul buono stato del loro equipaggiamento. Controllava insomma che gli uomini fossero sempre presenti, con l’uniforme e le armi in ordine e nella tenuta prescritta per svolgere il servizio loro assegnato. In realtà il caporale era fondamentalmente un soldato come gli altri, probabilmente della stessa età, solo con un po’ d’esperienza, e soprattutto, una conoscenza fondamentale: sapeva leggere e scrivere. Viveva assieme ai soldati in caserma e in campagna, e questo contribuiva a far sì che i soldati lo considerassero «uno di loro».
Due squadre formavano poi una mezza sezione, al comando di un sergente. A differenza del caporale, il sergente era di solito un soldato di carriera, in servizio già da qualche anno, con molta esperienza. Aveva il compito di supervisionare le attività dei caporali, di mantenere la coesione degli uomini a lui assegnati, e poteva, in casi particolari, prendere il comando di un piccolo nucleo (un posto di guardia, ad esempio, o un distaccamento in avanscoperta). Era il primo livello che aveva, in un certo modo, autonomia di comando; in caserma i sergenti dormivano e mangiavano per conto proprio, ma erano ben presenti nella vita dei soldati, occupandosi di tutte le questioni di disciplina e soprattutto curando l’addestramento. In campagna, però, dormivano e mangiavano con la truppa.
Due suddivisioni (o mezze sezioni) formavano una sezione. La prima era al comando del Tenente, la seconda del Sottotente. Gli ufficiali erano distanti dalla vita quotidiana degli uomini, anche se si trattava comunque di professionisti molto più attivi, per esempio, degli ufficiali britannici, o degli stessi ufficiali francesi di Ancien Régime. La presenza era un elemento fondamentale, ma la distanza culturale (e spesso, anche linguistica) degli ufficiali dalla truppa rimaneva ed era notevole. Gli ufficiali venivano da un ambiente completamente diverso e condividevano ben poco con i loro uomini. Ciò nonostante, la loro qualità  poteva fare la differenza: ce n’erano di attenti ai bisogni dei loro uomini, di coraggiosi che ispiravano i loro soldati in battaglia, e di inetti, che erano la rovina dei loro reparti. Tenenti e sottotenenti erano giovanissimi ufficiali di prima nomina, che oltre a venire da un milieu sociale completamente diverso rispetto ai loro uomini, avevano anche pochissima esperienza; per questo, si appoggiavano moltissimo ai sergenti, che da sempre sono considerati «la spina dorsale dell’esercito».
Alle sezioni era anche assegnato un tamburo, che era un soldato come gli altri, ma fondamentale non solo sul campo di battaglia (per dare gli ordini alle truppe) ma anche per scandire la giornata dando tutti i segnali che guidavano le attività dei soldati.
La compagnia era comandata da un capitano, che in teoria doveva essere un ufficiale di una certa esperienza, ma spesso, soprattutto nel tardo Impero, era poco più vecchio dei tenenti. Altre figure che assistevano il capitano nella gestione della compagnia erano il sergente maggiore e il furiere.
Il sergente maggiore era il sottufficiale più alto in grado della compagnia e, di solito, il singolo soldato con più esperienza di tutto il reparto. Era il capo dei sergenti, e aveva il compito di vigilare sul loro operato, e di assistere il capitano per tutto quanto atteneva alla gestione della truppa. In particolare, il capitano lo considerava responsabile della disciplina e dell’addestramento della compagnia. Il rapporto tra un capitano e il suo sergente maggiore era fondamentale, e poteva fare la differenza tra il successo e il fallimento della compagnia.
Il furiere era il primo dei caporali, ed era il responsabile della gestione amministrativa della compagnia. Si occupava di tenere in ordine i registri, annotava i libretti dei soldati, gestiva le paghe e le trattenute, nonché la distribuzione  di pane, di viveri, di munizioni e di vestiario. In alcuni casi (cibo, alcune parti del vestiario) gestiva direttamente i fondi per acquistare questi oggetti, che erano trattenuti dagli stipendi dei soldati; in altri casi coordinava le distribuzioni che venivano fatte dal livello superiore (battaglione e reggimento) ai soldati della compagnia. Era un ruolo particolarmente ambito, sia perché maneggiando il denaro era facile che qualcosa restasse «attaccato alle mani», sia perché i furieri migliori erano molto apprezzati dagli ufficiali, che preferivano tenerli lontani dal pericolo; per questo a volte venivano tenuti lontani dalla linea del fuoco.
Le squadre venivano numerate in funzione dell’anzianità del caporale che le comandava: quindi il caporale più anziano comandava la 1° squadra, e il più giovane l’8°. Analogamente le 4 mezze sezioni erano numerate in funzione dell’anzianità dei sergenti. Dal momento che anzianità era uguale a esperienza, i vari sottufficiali erano poi «distribuiti» su tutto il reparto in modo da «diffondere» l’esperienza dei sottufficiali, ed evitare che si concentrassero, per esempio, nella prima sezione. Per garantire l’amalgama, alla prima sezione si assegnavano le mezze sezioni dispari, quindi la prima e la terza; alla seconda le pari, ossia la seconda e la quarta; a ogni mezza sezione era assegnata la squadra con lo stesso numero, e quella con lo stesso numero più quattro.
Dai ranghi dei caporali, dei sergenti e degli ufficiali di ciascuna compagnia venivano tratti a turno un caporale di settimana, un sergente di settimana e un ufficiale di settimana. Questi avevano il compito di sovrintendere agli aspetti amministrativi della compagnia e del battaglione (raccogliere gli appelli fatti in ciascuna squadra e redigere gli statini della forza, decidere i turni di guardia e corvée, autorizzare eventuali permessi ecc.). In guarnigione, l’ufficiale di settimana doveva trovarsi in caserma fin dal mattino presto, per ricevere gli statini degli appelli dai sergenti, mentre gli altri ufficiali potevano arrivare più tardi, al momento della parata della guardia (normalmente alle 11). Questo perché gli ufficiali, come già detto, non alloggiavano con i loro uomini.
 
 

 

Francesco Di Leone
Leutenant des Fusiliers
113ème Régiment d’Infanterie de Ligne (en reconstitution)