Il soldato napoleonico (la leva, la vita quotidiana, la guerra)
In campagna: la giornata
Le campagne militari scandivano frequentemente la vita dei soldati, e la vita in campagna era decisamente più dura rispetto a quella di guarnigione. La giornata del soldato napoleonico in campagna consisteva essenzialmente nella marcia.
Una delle più grandi innovazioni di Napoleone fu infatti la disciplina e la velocità di marcia della fanteria. Le marce forzate esistono da quando esistono le guerre e i soldati, ma fino alla fine del XVIII secolo, si era sempre trattato di episodi limitati: gli eserciti erano sempre rimasti legati ai loro rifornimenti e carriaggi, e ne avevano subito sia la lentezza, sia la necessità di percorrere strade larghe e ben battute. Napoleone, dal canto suo, trasformò radicalmente l’uso della marcia come strumento bellico, abbandonando interamente il rapporto con i carriaggi (e quindi pretendendo dai soldati che vivessero sul territorio, almeno là dove era possibile) e dividendo l’esercito in strutture più piccole e autosufficienti (i corpi d’armata) che potevano marciare da sole, sia per perseguire obiettivi tattici indipendenti, sia per aumentare la flessibilità generale dell’esercito nella scelta dei percorsi, evitando di dover far marciare tutta l’armata su una sola strada.
Per il soldato francese questo significò essenzialmente marciare ogni giorno anche per 40 km, oltre ad altri disagi legati sia all’usura dell’equipaggiamento, sia ai livelli spesso precari di vitto e alloggio. In alcuni casi, la velocità di marcia fu stupefacente e anche decisiva: per raggiungere il resto della Grande Armée sul campo di Austerlitz, il III corpo del maresciallo Davout percorse 110 km in 48 ore, marciando anche di notte e facendo pause di 15 minuti ogni 2 ore; il corpo di Junot, per andare a occupare il Portogallo, marciò per 1.200 km dalla frontiera franco-spagnola a Lisbona in 43 giorni.
La giornata in campagna iniziava all’alba, con il suono della Diane, che svegliava i bivacchi. I soldati avevano appena il tempo di mettere qualcosa sotto i denti (normalmente un tozzo di pane e magari un po’ di carne avanzata dal giorno prima, se ce n’era) prima che, mezz’ora dopo, la Génerale segnalasse che il reparto si sarebbe messo in moto, e gli uomini si dovevano preparare e abbigliare di conseguenza. Dopo un’altra mezz’ora, l’Assemblée segnalava l’adunata per compagnia, dopodiché si smontavano le tende (se c’erano) o si raccoglievano e si distribuivano gli attrezzi di compagnia (per esempio, le batterie da cucina) tra i vari soldati.
Nei rari casi in cui la Génerale non veniva suonata, indicando che il reparto sarebbe rimasto al bivacco per quel giorno, alle 7 di mattina d’estate e alle 8 il resto dell’anno, l’Assemblée segnalava l’adunata della guardia montante: si cercava infatti di mantenere per quanto possibile inalterate le consuetudini della caserma, quindi la guardia del campo (che serviva sia a proteggerlo dai nemici sia a prevenire che i soldati si allontanassero) veniva cambiata ogni giorno con una cerimonia formale.
Al momento della partenza (un’ora dopo l’Assemblée) il suono di Aux drapeaux significava che tutti i battaglioni dovevano schierarsi in linea, pronti a partire: appena schierati, la testa della colonna iniziava a marciare al suono di Aux champs e tutto il reparto la seguiva. Durante la marcia, si teneva il passo di strada (ovvero, non si marciava al passo) e si facevano soste, nelle quali (se le condizioni lo permettevano) i tamburi suonavano la Breloque e i soldati potevano rompere le righe e riposarsi per un brevissimo periodo. Era frequente, comunque, che qualche soldato non riuscisse a procedere oltre e si fermasse al lato della strada. Ufficiali e sottufficiali lo lasciavano fare: spettava alla retroguardia, che marciava un’ora dopo il resto del reparto, recuperare i ritardatari; e se neanche la retroguardia fosse riuscita a rialzare i soldati spossati, ci avrebbe pensato la Gendarmeria. Il sistema funzionava bene, e normalmente i ritardatari continuavano ad arrivare per ore (a volte addirittura i giorni successivi) dopo che il reparto aveva raggiunto la tappa. Purtroppo, in Russia e in Spagna si dovette fare i conti con una popolazione ostile, guerriglieri e cosacchi che infestavano le vie di comunicazione e si avventavano senza pietà sui soldati isolati. In queste realtà terribili, restare indietro significava spesso la morte.
In condizioni normali, la marcia durava fino a due o tre ore prima del tramonto, quando i soldati si fermavano, preparavano il bivacco per la notte (o venivano assegnati alle case dei civili) e ricevevano eventuali distribuzioni, sempre al suono della Breloque. Seguiva la preparazione della cena (in base a ciò che era stato possibile recuperare) e, al tramonto, i tamburi battevano la Retraite: dopo mezz’ora i caporali facevano il contrappello e il bivacco si addormentava, in attesa di un altro giorno di marcia l’indomani.