Il soldato napoleonico (la leva, la vita quotidiana, la guerra)

 

In guarnigione: l’alimentazione

 

Alla domanda «cosa mangiava il soldato napoleonico?» la risposta è sufficientemente semplice. Pane. La razione giornaliera infatti prevedeva ben 750 grammi di questo alimento, fatto da una miscela di ¾ di farina di grano e ¼ di segale o d’orzo. Dal pane i soldati prendevano tutti i carboidrati di cui avevano bisogno per sostenere un’esistenza fatta principalmente di attività fisica. Il pane era normalmente distribuito a carico dello Stato tramite la masse de boulangerie,  ma i soldati erano liberi di integrare la razione se lo desideravano.
Alla razione di pane, quando le truppe erano in guarnigione nel territorio dell’Impero, si aggiungeva una razione speciale di 125 g/giorno di pane raffermo, espressamente distribuito per «rinforzare» la zuppa.
Le verdure erano a carico dell’ordinaire, ed erano acquistate, ovviamente fresche e di stagione, durante la spesa che lo chef d’ordinaire si recava a fare ogni mattina. Sappiamo dalle memorie del periodo che i soldati francesi amavano molto le patate (che davano sostanza alla zuppa) e le cipolle, come ci dice anche una famosa canzone («J’aime l’oignon, frite à l’huile, j’aime l’oignon quand il est bon…»). Negli accampamenti di lunga durata, come quello di Boulogne del 1804-05, sappiamo che i soldati coltivavano la propria verdura (del resto, erano quasi tutti contadini) ma nel tardo Impero questo tipo di acquartieramenti divenne sempre più raro.
La razione era completata da 250 grammi di carne (2/3 di manzo e 1/3 di montone o vacca), comprensiva delle interiora, 30 grammi di riso o 60 g di legumi secchi (secondo la disponibilità), 17 grammi di sale e 250 ml di vino.
I manuali specificavano che la razione si cucinava con una zuppa, sostanzialmente un brodo di carne che doveva cuocere per cinque o sei ore (la carne poi si toglieva e si sporzionava tra i soldati), a cui si aggiungevano nelle ultime due ore le verdure e i legumi o il riso. Alla fine, si aggiungeva il pane per renderla più spessa. Nella pratica, la razione di carne era troppo scarsa per dividerla tra mattino e pomeriggio, e del resto, svegliandosi alle 6 e dovendo mangiare alle 10, non c’era il tempo di lessarla a dovere. Per questo la soupe du matin era probabilmente cucinata solo con vegetali, magari rinforzata da un po’ di grasso avanzato dalla sera precedente.
La cucina era affidata a un soldato a turno per ciascun ordinaire, che provvedeva a sorvegliare il pentolone nelle cucine della caserma o nella camerata, a seconda dei casi. La zuppa veniva poi versata nella gamelle di squadra (un grande padellone con manici) e mangiata direttamente lì dentro: i soldati facevano a turno a prendere una cucchiaiata a testa, rigorosamente in ordine di anzianità. Era un modo molto conviviale di mangiare.
Era, in generale, una dieta abbastanza ben bilanciata, anche per gli standard moderni. Ovviamente, era facile rispettare i regolamenti in Francia e in tempo di pace; riuscire a fornire le razioni previste in una piazza assediata, era un’altra cosa.
 

 

Francesco Di Leone
Leutenant des Fusiliers
113ème Régiment d’Infanterie de Ligne (en reconstitution)