De Guibert e il dibattito sulla tattica

Tutti gli eserciti dell’epoca delle guerre napoleoniche adottavano il sistema di tattiche imposto con le sue vittorie dal re di Prussia Federico II: tutti gli eserciti tranne quello francese, che invece applicava una versione di queste tattiche aggiornata da Jacques A. Hippolyte, conte de Guibert, uno dei piú importanti rappresentanti dell’esteso dibattito sulla tattica militare condotto in Francia durante i primi anni della rivoluzione.

L’Essai Générale de Tactique — scritto nel 1771 — rappresentò un punto di riferimento per i comandanti dell’epoca che vi cercarono quanto poteva essere utile alle proprie esigenze e adattandolo alle restrizioni pratiche della guerra, questo almeno dal 1791, quando la Francia incorporò le dottrine di de Guibert nei propri regolamenti militari.

I comandanti di reggimento e di battaglione sul campo di battaglia godevano di una grande libertà nella scelta dei metodi tattici, questo anche perché non tutte le unità erano addestrate in modo uniforme e perché in ogni caso i vari comandanti avevano proprie idee in merito, che a volte formalizzavano in veri e prorpi regolamenti autonomi.

In termini astratti i principali punti cardine della tattica dell’epoca napoleonica non sono diversi a quelli comuni a tutto il corso della storia militare. La disposizione delle truppe sul campo di battaglia può adeguarsi a tre tipi di formazione: la linea, la colonna e il quadrato.

La linea

La linea è la formazione che affronta il nemico con il fronte piú ampio, il che significa che la sua potenzialità di offendere l’avversario viene massimizzata: vista l’inaffidabilità e la lentezza dei moschetti dell’epoca l’unico fuoco statisticamente efficace era quello di una massa compatta che sparava all’unisono.

Gli uomini di ogni compagnia (tra gli 80 e i 180 soldati) sono disposti spalla a spalla su 2 o 3 lunghe righe parallele. E’ il tipo di formazione piú difficile da aggirare, proprio in virtú della sua estensione, e usata difensivamente può essere ulteriormente potenziata appoggiando i fianchi ad ostacoli naturali, che ne rendono ancora piú arduo l’aggiramento, oppure protetta frontalmente da fortificazioni.

La linea sconta, però, il difetto di mancare di profondità, e quindi della potenza che deriva dalla massa, e di mobilità: mantenere l’allineamento muovendosi, soprattutto in grandi formazioni, è tanto difficile quanto necessario: la piú piccola breccia significa la penetrazione del nemico alle spalle della linea.

Una variazione della linea è l’ordine sparso, tipico della fanteria leggera: gli uomini – che per inciso sono “leggeri” perché possono liberarsi dell’equipaggiamento per combattere, ma anche perché vengono scelti tra gli uomini piú piccoli di statura – agiscono in gruppi, sfruttando il riparo fornito dal terreno e fanno fuoco libero sulle formazioni nemiche muovendosi come uno sciame e non come una formazione serrata.

In epoca napoleonica la linea è l’ordine canonico di combattimento: sia nella difesa che nella conduzione dell’attacco a fuoco o con la baionetta la norma vuole che le truppe affrontino il nemico in questa formazione.

Tuttavia gli attacchi in colonna non erano eccezionali sia perché spesso erano intenzionali, sia perché a volte erano frutto di errori di tattica di ufficiali inesperti o di truppe impetuose.

La colonna

Si fa presto a dire colonna.

La colonna di marcia era formata da un fronte tanto largo quanto la strada permetteva, suddividendo le compagnie in frazioni uguali.

La colonna di compagnie era una formazione di avvicinamento al nemico nelle quale le compagnie si dispiegavano una dietro l’altra.

La colonna di divisioni aveva il fronte di una “divisione”: ovvero di un’unità amministrativa formata da due compagnie. Così le due compagnie appartenenti alla stessa divisione marciavano appaiate le une dietro alle altre.

La colonna d’attacco è un’invenzione di de Guibert: è identica nell’aspetto alla colonna di divisioni, ovvero ha il fronte di una divisione di due compagnie, ma le compagnie appartenent alla stessa divisione sono una dietro l’altra: questo perchè de Guibert dimostrò che se si rinunciava al principio di avere le compagnie schierate nel loro ordine sequenziale si potevano effettuare manovre anche 4 volte piú veloci.

La colonna è la formazione di manovra e sacrifica il potenziale di fuoco a vantaggio della mobilità: gli uomini hanno un po’ meno problemi a mantenere un rigido allineamento laterale e su un fronte piú stretto è piú facile evitare i rallentamenti dovuti agli ostacoli del terreno: il passo, così, diventa naturalmente piú spedito. La maggiore mobilità significa anche capacità di concentrare improvvisamente una forza adeguata contro un punto critico del nemico e per questo motivo le unità in riserva sono spesso in colonna.

Un altro motivo degli attacchi in colonna è dovuto appunto al fatto che spesso per sfruttare un’occasione favorevole, ai comandanti di unità veniva nemmeno dato il tempo materiale per schierare le prorie trippe, che venivano gettate all’attacco

Svantaggio principale della colonna, oltre il ridotto potenziale di fuoco, è la massima esposizione agli attacchi di fianco e una particolare vulnerabilità al fuoco frontale che batte l’unità per tutta la sua lunghezza.

La linea e la colonna sono combinate dai francesi nell’ordre mixte: due unità in colonna fiancheggiano un’unità in linea sommando in questo modo il potenziale di fuoco della linea con la mobilità della colonna: di questo, comunque, parlo a parte.

Il quadrato

Il quadrato è la formazione difensiva per eccellenza, specialmente contro nemici piú numerosi o piú mobili, perché annulla il panico dovuto all’effetto degli attacchi di fianco e di spalle: il prezzo da pagare, però, è la riduzione al minimo della capacità di movimento. Solo la fanteria può fare il quadrato ed è l’unico modo con cui può sperare di sostenere una carica di cavalleria.

In epoca napoleonica venivano effettuati due tipi principali di quadrato: il quadrato “aperto” e quello “chiuso”.

Il primo veniva effettuato quando l’unità aveva un sufficiente preavviso: ad esempio a Waterloo l’ordine di formare i quadrati venne dato alla linea inglese quando la cavalleria francese era a 1.000-1.200 metri di distanza.

I quattro lati del quadrato erano formati da una doppia linea e gli angoli venivano rafforzati da contingenti di granatieri.

Il quadrato chiuso poteva essere fatto in condizioni di emergenza solo da fanteria in colonna: in pratica i soldati facevano fronte verso l’esterno. Le linee di fanteria che adottavano i sistemi tattici di de Guibert potevano con una certa velocità passare da linea a colonna ‘attacco e da questa a quadrato chiuso.

la velocità di schieramento

Riguardo al movimento, in sintesi si può distinguere tra “passo di marcia”, usato per spostarsi, e “passo corto” usato per cambiare formazione e spesso anche per muoversi in linea: ciascuno di queste cadenze erano a loro volta suddivise in diversi gradi di velocità, ma orientativamente il primo era il doppio piú veloce del secondo.

I francesi avevano cadenze di marcia leggermente piú lente dei loro avversari: ad esempio col “passo ordinario” i francesi percorrevano 50 metri al minuto, mentre i loro avversari ne facevano tre in piú.

I francesi, però, ricorrevano alle cadenze veloci piú spesso di quanto non fossero usi i loro avversari, per ragioni di cultura militare, di diversa attitudine, ma anche, se non soprattutto, per le innovazioni di de Guibert.

I reggimenti francesi, infatti, avvantaggiati dalle sue riforme riuscivano a schierarsi con un sostanziale risparmio di tempo. Un reggimento austriaco che voleva dispiegarsi in linea era costretto a farlo ad una notevole distanza di sicurezza dal nemico per evitare di essere attaccato durante questo momento di crisi e di conseguenza doveva abbandonare il passo di marcia per quello corto.

Invece un reggimento francese poteva ancora serrare sotto, decidendo all’ultimo momento dove era piú opportuno fare la linea.

Naturalmente la teoria è una cosa e la pratica è un’altra: i sistemi tattici di de Guibert non garantivano l’invulnerabilità dalle sorprese, per cui molti ufficiali continuavano ad effettuare dispiegamenti molto cauti e arretrati, rinunciando ad ogni vantaggio relativo per guadagnare un po’ di tranquillità in un momento già sufficientemente teso come una battaglia.

Tirando le somme, un Corpo d’Armata francese poteva schierarsi in meno della metà del tempo necessario ad una equivalente formazione nemica: una caratteristica che rendeva possibile il ricongiungimento delle forze sul campo di battaglia che era alla base di tante tra le vittorie di Napoleone, che sarebbero state addirittura impensabili senza le riforme tattiche di de Guibert.

 




In epoca napoleonica non esisteva un sistema metrico univoco, ogni paese ne aveva uno proprio e anche più d’uno:

  • un miglio autriaco corrispondeva a 7586,45 metri 
  • un miglio inglese (come oggi) a 1.609,31 metri 
  • una vesta russa a 1.076 metri una lega francese a 4.444,45 metri.