4.3 Germania 1813: la difesa di Amburgo

Il 28ème régiment de chasseurs à cheval viene così ad essere nel tempo riunificato ed inserito nella riserva di Amburgo. Al 25 aprile 1813 l’aliquota del 28° cacciatori facente parte della riserva di Amburgo ha la forza di 4 ufficiali e 95 tra sottoufficiali e soldati ed insieme al 17° Ulani polacchi (lituani) forma la brigata di cavalleria del generale Beuermann1. Il primo maggio del 1813 troviamo traccia di una aliquota del 28° composta da 4 ufficiali, 100 sottufficiali e 109 soldati che forma uno squadrone all’interno del 1° reggimento di marcia della brigata Lamotte, posta all’interno della 1a divisione di marcia del generale Lorge, facente parte del III corpo di cavalleria del generale Arrighi2

Intanto Amburgo viene affidata all’energico maresciallo Davout, le cui forze vengono ad essere organizzate come XIII corpo d’armata della Grande Armée. Il 13 giugno Davout segnala al maresciallo Berthier la debolezza della cavalleria del XIII corpo e, tra le altre cose, segnala che “Quant au 28e régiment de chasseurs à cheval, que Son Altesse le Vice-Roi a mis à ma disposition, il n’était composé que de 80 à 90 hommes.3. Alla fine della medesima lettera Davout chiede a Berthier che avvii verso Amburgo tutti coloro che, sparsi sui vari fronti, appartengono al 28° cacciatori e che se anche il reggimento raggiungesse 5 o 600 uomini, questi sarebbero comunque insufficienti L’appello è rinnovato il 17 giugno 1813, con un’altra lettera a Berthier nella quale si comunica che ancora “le 28e chasseurs n’a que 100 chevaux.Berthier invia a Davout ulteriori 3 squadroni del 28° cacciatori ma chiede in cambio il prelievo del 9° lancieri francese e del 17° ulani lituani, provocando le accorate proteste di Davout a Napoleone, anch’esse documentate nella sua corrispondenza5. Napoleone ascolta le proteste e dispone che il 28° cacciatori sia portato all’organico di 1.250 uomini, mediante prelievi di uomini dai depositi francesi6. Napoleone scrive ancora a Davout il 7 luglio annunciandogli che “Les détachements du 28e de chasseurs sont en marche pour se rendre à Hambourg; ses cinq escadrons, fort de 1,200 hommes, seront réunis au 1er aout à Hambourg; prenez des mesures pour les y monter.7. Sappiamo poi da un’altra lettera di Davout che al 13 luglio uno squadrone del 28° cacciatori è posto con due forti battaglioni e 2 pezzi d’artiglieria agli ordini del comandante della costa, probabilmente per prevenire eventuali sbarchi. È infatti presente in quelle acque una flottiglia inglese che cerca di far preda8.

Durante la difesa di Amburgo il 28° cacciatori combatte in più occasioni nei dintorni della città. Il Giorgetti segnala vari scontri ai quali il reggimento partecipa durante le sortite effettuate dalla piazza di Amburgo durante il 1813: 31 maggio, 2 giugno, 18 agosto e 16 settembre 1813.

 

In particolare, fra le operazioni intorno ad Amburgo,per rifornire la città prima che si stringa il blocco, emerge quest’ultimo scontro del 16 settembre 1813, conosciuto con il nome di battaglia di Gohrde. Questo evento è appena accennato in qualche testo italiano e francese, malamente volgarizzato in ugualmente rari testi inglesi, ampiamente descritto invece nei testi tedeschi9. Da queste fonti si evince che Davout ordina al generale Pecheux di operare una ricognizione verso est con una forza composta da 4 (secondo altri testi 5 o 6) battaglioni di fanteria del 105éme de ligne, 80 cacciatori a cavallo del 28°, al comando del capitano Del Testa e 6 cannoni, per una forza complessiva valutata dalle varie fonti fra i 300010, i 700011 e gli 800012 uomini. Essendo caduta in mano alleata una copia dell’ordine, il generale Wallmoden comandante della forza di copertura verso Amburgo dell’Armata del Nord (comandata da Bernadotte), prepara una imboscata alla colonna franco-italiana. Ai suoi ordini ha una forza composta da: 4 reggimenti di cosacchi (Tettenborn), il Luetzower Freikorps (3 battaglioni, 5 squadroni ed 8 cannoni), lo Jaegerbataillon Von Reiche, 7 battaglioni hannoveriani, il 1° battaglione del 73th foot rgt. inglese, i 2 reggimenti di ussari della Russian-German Legion ed il 3° reggimento della King’s German Legion (hannoveriani), i reggimenti ussari hannoveriani Luneburg e Bremen und Verden (in totale 12 squadroni), la 1° e la 2° batteria a cavallo della King German Legion (12 cannoni) e la 1° e 2° batteria a cavallo della Russian-German Legion (16 cannoni), mezza batteria del Royal Horse Artillery Rocket Troop (inglesi, equipaggiati con razzi Congreve); in tutto circa 12.000 uomini. Questo ordine di battaglia subisce modeste variazioni nei vari testi consultati. Wallmoden divide le sue truppe in tre colonne e prepara una trappola, facilitata dalla scarsità di cavalleria francese, che scatta intorno alle ore 12. Quando le forze entrano in contatto i cacciatori del 28° operano una ritirata en tirailleurs contro forze soverchianti, rallentandole per il tempo necessario a Pecheux per poter comprendere la situazione e per consentirgli di schierare i suoi uomini su una collina, coperta sulla destra da una palude. I toscani si ritirarono dietro la linea (Friedrichs,op.cit.pag.230:i quadrati) e gli squadroni di Lutzow, che li inseguono, finiscono sotto il fuoco e la mitraglia francese, subendo pesanti perdite. Lo stesso Lutzow viene ferito. Progressivamente però entrano in linea, verso le 15,30, sulla destra, le truppe della colonna di Arenschildt, che occupano i villaggi dietro la collina. A questo punto Pecheux forma dei quadrati di battaglione, con la cavalleria al centro e l’artiglieria negli intervalli fra i battaglioni, ed inizia la ritirata, respingendo numerosi attacchi di cavalleria. Secondo Beamish, che esagera le perdite francesi, il 3° ussari della KGL sfonda 2 quadrati francesi ed il combattimento termina con una rotta francese. Il racconto di Sporschill, più documentato e dettagliato, non ne parla, ed evidentemente rotta non è, poiché circa 2000 uomini sono perduti (circa 500 morti e 1500 prigionieri, metà dei quali feriti), insieme ai cannoni e 15 carri, ma altri 2000 uomini riescono a ritirarsi combattendo fino a sera, nonostante l’enorme superiorità del nemico, particolarmente in cavalleria ed artiglieria13. Una rotta con una tale inferiorità, specie per la cavalleria, avrebbe sicuramente portato alla perdita di tutto il contingente franco italiano. Friedrich e Summerfield riportano la perdita di un’aquila (del 105ème), non confermata dai testi classici sull’argomento14. Fra i morti, il tenente Amadaray del 28° cacciatori15. Le perdite alleate ammontano almeno a 530 uomini tra morti e feriti e 250 cavalli; fra i feriti, una figura della mitologia della Befreiungskriege (Guerra di liberazione) tedesca, Eleonore Prohaska, ventottenne tamburina del distaccamento cacciatori volontari del 1° battaglione del Luetzower Freikorps. Per la sua parte nella battaglia von Clausewitz, capo di stato maggiore di Wallmoden, viene promosso colonnello dell’esercito russo. La performance del 28° cacciatori a Gohrde è sicuramente positiva: la sua azione di rallentamento delle soverchianti forze nemiche consente al generale Pecheux di prepararsi alla difesa, evitando così il totale annientamento dei 4 battaglioni di fanteria.

Al 15 agosto 1813 il 1° ed 2° squadrone del 28° cacciatori risultano complessivamente composti da 14 ufficiali e 321 sottufficiali e soldati. Questi due squadroni sono uniti assieme al 17° Ulani polacchi (lituani) in una brigata di cavalleria del XIII corpo d’armata, sotto il comando del generale Lallemand16. Sempre al 15 agosto 1813, gli squadroni 3°, 4° e 5° del 28° cacciatori sembrerebbero organizzati autonomamente, fuori da tale brigata, con una forza complessiva di 36 ufficiali e 629 sottufficiali e soldati17. Al 15 agosto 1813 i cinque squadroni del 28° cacciatori presenti ad Amburgo risultano quindi avere la forza complessiva di 1.000 uomini.

Dopo Lipsia gli assedianti sono rinforzati dal corpo russo comandato dal generale Bennigsen. Ciononostante la guarnigione di Amburgo da battaglia continuamente fuori dalle mura effettuando continue sortite anche per tutto il gennaio 1814. Il 26 gennaio i toscani combattono in un altro scontro fuori le mura contro una colonna avanzante. Al 14 febbraio il 28° cacciatori fa parte della divisione di cavalleria del XIII corpo, comandata dal generale Wattier de Saint-Alphonse18. I russi iniziano a serrare da vicino la città e la assalgono in più occasioni. Gli assalti portati il 9, il 17 ed il 28 febbraio e quelli del 5, del 6 e dell’11 marzo 1814 sono tutti respinti con forti perdite. Gli scontri continuano fino alla metà di aprile. Il 18 aprile 1814 viene notificata a Davout la notizia dell’abdicazione di Napoleone e quindi questi si accorda per un armistizio. Nel frattempo il 27 aprile gli inglesi tentano uno sbarco con delle scialuppe e le batterie costiere aprono il fuoco, affondandone una, danneggiandone due e provocando la ritirata delle altre19. Amburgo è infine evacuata dopo oltre un mese, il 27 maggio 1814, in esecuzione di un ordine formale di Luigi XVIII che nel frattempo si è insediato sul trono di Francia. La guarnigione, che si compone di 9.000 francesi e di 5.000 italiani, esce con gli onori delle armi e si avvia verso la Francia20. Gli italiani, ottenuto il congedo a Parigi, prendono quindi la via dell’Italia. Resta per i toscani del 28° cacciatori, oltre che per i piemontesi del 111° di linea – anch’essi facenti parte del XIII corpo – il tributo che Louis Nicolas Davout, il migliore tra i marescialli dell’impero, dei cui successi lo stesso Napoleone è geloso, rende ai valorosi difensori di Amburgo nella sua Mémoire sur le siége et la défense de Hambourg, dove ad un certo punto scrive:

Le succés de la coalition et les menées des embaucheurs, que

sous divers prétextes nous envoyaient le général Bennigsen et

le prince royal de Suède, pouvaient produire de fàcheuses

impressions, sur une garnison composée en partie d’habitants

des pays récemment réunis à la France, Allemands, Hollandais,

Piémontais et Toscans. Nous avions peu de déserteurs, et ce ne

fut qu’à la fin du blocus que bon nombre de Hollandais et

d’Allemands nous abandonnèrent; tous les autres furent fidèles

jusqu’à l’évacuation de la place, et la paix les ramena avec

honneur dans leur patrie.21

1 Cfr. BOWDEN, Napoleon’s…., op. cit., pp. 53-54 e 224-225.

2 Cfr. NAFZIGER, Lutzen…., op. cit., p. 319.

3 Cfr. A cura di DE MAZADE C., Correspondance du maréchal Davout, prince d’Eckmuhl, ses commandements, son ministère 1801-1815, Plon, Paris 1885, 4 voll., vol. 4, p. 163, lettera n. 1.373 indirizzata al principe di Neufchatel (maresciallo Berthier).

4 Cfr. A cura di DE MAZADE, Correspondance du maréchal Davout…, op. cit., vol. 4, p. 166, lettera n. 1.376 indirizzata al principe di Neufchatel (maresciallo Berthier).

5 Cfr. A cura di DE MAZADE, Correspondance du maréchal Davout…, op. cit., vol. 4, pp. 204-205, lettera n. 1.414 indirizzata a Napoleone.

6 Cfr. Correspondance de Napoléon Ier. 1813, lettera n. 20.206 del 1 luglio 1813, indirizzata al maresciallo Davout.

7 Cfr. Correspondance de Napoléon Ier. 1813, lettera n. 20.242 del 7 luglio 1813, indirizzata al maresciallo Davout.

8 A cura di DE MAZADE, Correspondance du maréchal Davout…,op. cit., vol. 4, pp. 204-205, lettera n. 1.440 del 13 luglio 1813, indirizzata al principe de Neufchatel.

9 Cfr. Gli italiani in Germania, op. cit., p. 339; WEIL M.M., Campagne de 1813. La cavalerie des Armées Allièes, Libr.Mil.Baudoin, Paris 1886, pp.196-197; CLEMENT G., La Campagne de 1813, LCV, Paris 2005, p. 383; FORTESCUE J.W., A History of the British Army, Macmillan, London 1920, vol. IX, p. 387; CHAPPELL M., The King’s German Legion (2) 1812-1816, Osprey, Oxford 2000, pp. 7-8; BEAMISH N. L., History of the King’s German Legion, rist. London 1993, vol. II, pp.192-198; SMITH Digby, The Greenhell Napoleonic Wars Data Book, London 1998, p.455; PLOTHO C. von, Der Krieg in Deutschland und Frankreich in den Jahren 1813 und 1814, Umelung, Berlin 1817, vol. II pp. 322-325; FRIEDRICH, Geschichte des Herbstfeldzuges 1813, Berlin 1904, vol. II, pp. 227-236; SPORSCHIL J., Die Grosse Chronik, Brauschweig 1840, pp. 609-614; BAUER F., Horrido Luetzow. Geschichte und Tradition des Luetzower Freikorps, Schild Verlag, Munchen 2000, pp. 147-154; SUMMERSFIELD S., Brazen Cross of Courage, Russian Militia, Partizans, Volunteers and the Russo-German Legion during the Napoleonic Wars, Partizan Press, Leigh-on-sea 2007, p. 99.

10 Cfr. FRIEDRICH, Geschichte…, op. cit., vol. II, p. 227.

11 Cfr. BEAMISH, History of…, op. cit., vol. II, p.193.

12 Cfr. PLOTHO, Der Krieg in Deutschland, op. cit., vol. II, p. 323.

13 Cfr. PLOTHO, Der Krieg in Deutschland, op. cit.: il Plotho parla di 1800 soldati e 30 ufficiali francesi prigionieri e 2500 morti e feriti,facendo salire le perdite alleate a 1000 soldati e 30 ufficiali fra morti e feriti. Mi sono attenuto nel testo alle cifre più credibili. Non è realistico credere che Davout,che pure dispone di circa 6-7000 uomini di cavalleria in Amburgo, abbia mandato in ricognizione una colonna di 7000 fanti con solo 80 cavalieri e solo 6 cannoni. Per questo ritengo che la colonna di Pecheux, che, secondo tutti i testi è formata dal solo 105ème de ligne, avesse al massimo 3-4 battaglioni con circa 3.000 uomini di fanteria. Se tali forze fossero andate in rotta, sarebbero andati persi completamente tutti e 3.000, data la superiorità di cavalleria nemica, quindi molto probabilmente i franco italiani riuscirono a ritirarsi senza rompere.

14 Cfr. HOLLANDER, Nos Drapeaux, op. cit., CHARRIE, Drapeaux e…, op. cit., REGNAULT J., Les Aigles Imperiales et le drapeau tricolore1804-1815, Peyronnet, Paris 1967, ANDOLENKO, Aigles de Napoleon contre drapeaux du tsar, Eurimprim, Paris 1969.

15 Cfr. MARTINIEN, Tableaux…, op. cit., p. 613.

16 Cfr. BOWDEN, Napoleon’s…., op. cit., p. 273.

17 Cfr. BOWDEN, Napoleon’s…., op. cit., p. 278.

18 Cfr. DAVOUT Louis Nicolas, Mémoire sur le siége et la défense de Hambourg, in: a cura di DE MAZADE, Correspondance du maréchal Davout, op. cit., vol. 4, p. 311.

19 Cfr. DAVOUT, Mémoire sur le siége…, in: a cura di DE MAZADE, Correspondance du maréchal Davout, op. cit., vol. 4, p. 346.

20 Cfr. GIORGETTI, Le armi…, op. cit., vol. II, p. 502.

21 Cfr. DAVOUT, Mémoire sur le siége, in a cura di DE MAZADE, Correspondance du maréchal Davout…, op. cit., vol. 4, p. 313.

Il brano sopra citato è tratto da: Gianni Doni “CENNI SUI MILITARI TOSCANI NELLA GRANDE ARMÉE” in: Partire, Partirò, Partir bisogna. Ed. Polistampa, Firenze 2009.