3.4 Russia 1812: in retroguardia contro il generale inverno

Mentre si compiono gli ultimi atti della guerra peninsulare, il 3° ed il 4° battaglione del 113ème si trovano presso il deposito ad Orléans. Il 15 marzo 1811 questi due battaglioni , che d’ora in avanti sono destinati ad operare in totale autonomia dai primi due, come un vero e proprio secondo reggimento, sono trasferiti per qualche tempo a Cherbourg, per poi tornare dopo poco più di un anno ad Orléans.Inizia quindi la marcia verso oriente per prendere parte alla grande campagna che Napoleone ha appena iniziato contro l’impero russo. Il 25 giugno “questo” 113ème si incammina verso Strasburgo. Il 17 luglio 1812 il reggimento arriva a Strasburgo, il 15 agosto è a Berlino, il primo settembre entra a Stralsund ed il primo ottobre 1812, dopo aver percorso da Orléans circa 2.500 chilometri, arriva a Danzica1. Durante questi movimenti il 113ème è inserito nella 34° divisione2, che fa parte dell’XI corpo della Grande Armée, comandato dal maresciallo Augereau, in riserva tra l’Elba e la Vistola.Nel frattempo Napoleone, abbandonata Mosca, apertasi la strada a Malojaroslawes e scampato al pericolo del totale annientamento alla Beresina, sta riportando verso occidente i resti della Grande Armée. La 34° divisione marcia quindi su Osmiana per portare soccorso alle stanche e decimate colonne in ritirata, che tentano di riportarsi a Wilna. Avuta notizia che Napoleone sta per giungere diretto a Wilna, la divisione Loison gli va incontro subendo molte perdite a causa del rigorosissimo clima. Il 5 dicembre 1812 la divisione arriva ad Osmiana alle due del pomeriggio e sostiene un primo inatteso scontro con le avanguardie russe3. Si tratta di un nutrito gruppo di cosacchi che dopo un confuso combattimento nelle vie di Osmiana, si ritira e si accampa ad un miglio dal paese. Il generale Pierre-Guillaume Gratien, comandante la divisione al posto del Loison, è sorpreso dalla presenza dei cosacchi e decide di far passare la notte in armi, aumentando le guardie e facendo presidiare la strada usata dai russi per ritirarsi, al battaglione del 113ème comandato dal maggiore Casanuova. L’intenso freddo notturno provoca così un gran numero di congelamenti agli arti. Nel frattempo arriva Napoleone ed il generale Gratien, vista la presenza in zona dei cosacchi, dispone che un battaglione di fanteria e due reggimenti di cavalleria scortino l’imperatore fino a Wilna. La scorta è formata dai due reggimenti di cavalleggeri della guardia napoletana e dal battaglione del 113ème comandato dal maggiore Bongini4. Alla mezzanotte tra il 5 ed il 6 dicembre 1812 Napoleone riparte in carrozza in direzione di Wilna. I cavalieri napoletani, che per scortare l’imperatore hanno indossato l’alta uniforme, seminano di cadaveri congelati la strada, mentre i fanti toscani, scaldati dal marciare a passo veloce, subiscono minori perdite a causa del freddo. Napoleone ordina alla divisione Loison di partire alla mezzanotte del 6 dicembre per Wilna, aggregandola al corpo di Ney, che è incaricato della retroguardia5. Sappiamo però dal De Laugier che i colonnelli Martini del
113ème e Rousseau del 29ème riescono a convincere il generale Gratien a rallentare la partenza6. Il mattino del 7 dicembre la divisione Loison parte infine per Wilna. Il generale Gratien si ammala e viene sostituito nel comando della divisione dal colonnello Martini del 113ème. Durante la marcia il Martini dispone che i fanti del 113ème aiutino degli artiglieri a spingere i cannoni lungo un tratto in salita che non riescono a superare. I cannoni proseguono la loro ritirata ma l’operazione condotta a circa 30 gradi sotto zero provoca ulteriori casi di morte per congelamento7. La strada per Wilna è nel frattempo raggiunta ed avviluppata dalle colonne di sbandati, che si ritirano verso occidente. Il freddo e le malattie continuano a mietere vittime ed anche la divisione Loison subisce sensibili perdite. Il 9 dicembre il maresciallo Victor raduna alcuni reparti ancora formati in marcia per Wilna, tra cui la divisione Loison, per organizzare una difesa presso Miednicki/Smorgonie. Si sviluppa quindi un combattimento con le avanguardie russe che, grazie anche all’arrivo di reparti bavaresi freschi, sono respinte.

Tallonata dai russi, una massa di settantamila affamati ed infreddoliti arriva infine a Wilna e qui ogni retaggio di disciplina velocemente si sfalda. Il clima rigidissimo miete miriadi di uomini, la sola divisione Loison nella marcia verso Wilna ha perso a causa del tremendo gelo almeno 7.000 uomini in soli 3 giorni8. Gli sbandati saccheggiano la città e le scorte di alcool, bande di ubriachi ormai sordi ad ogni richiamo si addormentano al freddo e molti rimangono congelati. I russi incalzano ed il Maresciallo Ney raduna la decimata divisione Loison, adesso aggregata al suo corpo d’armata, tra i quali si trovano anche i resti del 28° cacciatori. In tutto Ney dispone di 600 uomini, compresi i superstiti del 113ème, con i quali davanti a Wilna respinge la cavalleria russa.

Il 10 dicembre l’esercito francese, ridotto a poco più di una colonna di fuggiaschi, riparte da Wilna in direzione di Kowno ed i russi dilagano in città. Una guardia di circa 40 uomini, metà dei quali del 113ème, viene dimenticata sul posto, al ponte sul Wilija. Il capitano Lapi9 è mandato indietro per recuperare tali truppe. Sulla via del ritorno il Lapi trova la strada sbarrata dagli ussari russi e dai cosacchi che spogliano ed uccidono i dispersi; quindi, fatta suonare la carica, li assale alla baionetta, disperdendoli ed aprendosi la strada. Così il gruppo riesce a ricongiungersi alla retroguardia francese. La via della ritirata passa per la montagna di Poniri e nella ripida salita gli ultimi carri ed i cannoni devono essere abbandonati. Nei pressi di Ponary,i russi di Platov aprono il fuoco a mitraglia con una batteria da 10 pezzi, contro il fianco della colonna in ritirata e poi attaccano. Il maggiore Casanova raduna i 300 superstiti del 113ème e si fa strada tra fuggiaschi e nemici, raggiungendo il maresciallo Ney che dirige la difesa. Infine, passato il Niemen gelato, la colonna giunge a Kowno nel pomeriggio del 12 dicembre. Il 13, davanti a Kowno, Ney con 500 uomini tra i quali i resti del 113° reggimento, resiste ad un altro attacco russo. Il maresciallo è tra i ranghi e spara con il moschetto al pari del pugno di fanti che ancora lo seguono. Alle nove di sera Ney prepara la ritirata bruciando i ponti sul Niemen e sul Wilija; i russi tentano di sbarrargli la strada ma una carica alla baionetta apre definitivamente la via della ritirata10.
Mentre Kowno brucia, Ney ed un pugno di superstiti guadagnano la foresta di Pilwiszki e da lì la strada della Polonia e della Germania è aperta. Così il
113ème ed i pochi sopravvissuti della divisione Loison abbandonano il suolo russo.

1Cfr. ARZILLI, I reggimenti…., op. cit. p. 794.

2Comandata prima dal generale Joseph Morand dal 22 luglio 1812 al 15 ottobre 1812 e poi dal generale Louis-Henri Loison dal 15 ottobre 1812 al gennaio 1813, cfr. SIX, Dictionnaire…, op. cit., vol. II, pp. 128-130 e pp. 222-223.

3Trattasi in tutto di 2 reggimenti di cavalleria leggera, appoggiati da un obice ed un cannone, guidati dal colonnello Seslavin, cfr. DE LAUGIER, Gli italiani…., op. cit., vol. IV, pp. 298-299.

4 Cfr. DE LAUGIER, Fasti e…, op. cit., vol. 12, pp. 24-25.

5 Cfr. ARZILLI, I reggimenti…., op. cit., pp. 794-795.

6Cfr. DE LAUGIER, Gli italiani…., op. cit., vol. IV, pp. 320-321.

7Cfr. DE LAUGIER, Fasti e…, op. cit., vol. 12, p. 31 e p. 56; rimangono vittime del congelamento in questa occasione il capitano Grifoni ed i tenenti Malagoli, Ranfagni e Cesare Trieb, quest’ultimo fratello di quel capitano Trieb che combatte con il medesimo reggimento in Spagna.

8Cfr. DE LAUGIER, Gli italiani…., op. cit., vol. IV, p. 321.

9Trattasi del capitano Paolo Lapi, elbano di Portoferraio, in quel momento aiutante di campo temporaneo del generale Gratien, cfr. GIORGETTI, Le armi…, op. cit., vol. II, p. 452 e DE LAUGIER, Fasti e…, op. cit., vol. 12, p. 57.

10Cfr. DE LAUGIER, Gli italiani…., op. cit., vol. IV, p. 382.

Il brano sopra citato è tratto da: Gianni Doni “CENNI SUI MILITARI TOSCANI NELLA GRANDE ARMÉE” in: Partire, Partirò, Partir bisogna. Ed. Polistampa, Firenze 2009.